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Geografia dell'assenza con Annamaria Targher

di Marco Tomasini

L'abbiamo vista a gennaio di quest'anno nell'ambito di «TuningArt» alla distilleria Marzadro di Nogaredo, dove arte e artigianato sono confluiti in un interessante confronto. L'estate scorsa ha esposto a Folgaria in «Tre per dieci», un'agile esposizione che ne ha dimostrato la matura capacità pittorica. Adesso inaugura a palazzo della Regione a Trento con un'esposizione concentrata sulla tematica del luogo geografico. È Annamaria Targher, trentina, classe 1974 che riesce a contraddistinguersi con una pittura personalissima, carica di gestualità segniche, amplificatrici di moti psicologici e mentali. Titolata in tedesco «Landschaftskarten» (cartine geografiche), la mostra gioca sul rigore teutonico del titolo, che sa tanto d'indagine geografico-scientifica della realtà, ma che, a ben vedere, le opere esposte, con l'analitico e il rigoroso hanno ben poco a che fare. Un interessante contrasto che permette ad Annamaria di dare una sua personale interpretazione dello spazio fisico. Ella riesce a rompere i dettami fisici delle viste dall'alto, quali possono essere le riprese dal satellite, presentandoci, ad esempio una Ligura evanescente, bombardata da stilettate di colore che ne distruggono la fisionomia. Una geografia mentale la sua, perché filtrata di intimità e nata da un racconto interiore, nel quale la realtà esterna viene totalmente sconvolta. Annamaria gioca con l'assenza, utilizza l'arma dell'accenno, soprattutto nelle opere su carta. Veloci vettori cromatici si stendono sulla superficie, valevoli come documentazione di un'azione irruenta tutta intenta a violare la purezza del foglio. Ecco quindi, con pochi tratti, la purezza, anzi, l'idea della montagna presentarsi a noi: andamenti vettoriali come rampe che il nostro sguardo utilizza e percorre per toccare emotivamente quella linea di demarcazione tra montagna e cielo, in cui la rifrazione della luce interviene estraniandoci la percezione. E se anche il cielo vuole la sua parte, con «Sky», Annamaria Targher si sobbarca l'arduo, ma riuscito compito di coglierne l'essenza. Moti ondulatori, matasse energetiche esuberanti che a stento vengono trattenute sulla tela. Effetti dirompenti grazie anche all'utilizzo di materia pura come la sabbia che unita a quella pittorica denotano la carica emozionale dell'artista nell'atto esecutivo. E sarebbe davvero bello assistere alla realizzazione dei suoi quadri, sicuri di poter cogliere «dal vivo» le sue personali sensazioni, le sue gestualità, le sue lezioni di geografia mentale.

Marco Tomasini
L'Adige, 4 Aprile 2008

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